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Gli esiti delle cure dei 1.371 ospedali italiani. Agenas presenta il nuovo Piano nazionale esiti. Calano i cesarei (tranne al Sud e in Liguria) e ancora troppi punti nascita sotto standard

21 dicembre - Molte novità in questa edizione con più indicatori e un nuovo sistema di valutazione che consente di fotografare la qualità di ogni ospedale attraverso gli indicatori di 7 aree cliniche principali. SINTESI PNE 2016 

Si riducono i parti cesarei e i tempi di operazione delle fratture del femore così come cala la mortalità da infarto dopo il ricovero. Ma non solo, scendono anche i numeri delle ospedalizzazioni (segno che il territorio inizia forse a filtrare). Ancora molta strada da fare invece c’è ancora nel rapporto tra volumi ed esiti di cura. Per quanto riguarda per esempio i tumori di polmone, stomaco e mammella uno scarso 30% delle strutture che eseguono questi interventi ne effettua un numero superiore allo standard di qualità. E poi i punti nascita sotto i 500 parti l’anno: i progressi sono ancora timidi dato che 1 su 4 è ancora sotto soglia. Questi i dati principali dell’ultima edizione del Piano Nazionale Esiti 2016 presentata oggi da Agenas che come ogni anno registra i volumi e gli esiti di cura delle 1.371 strutture sanitarie pubbliche e private.

Le novità. Ma come ogni anno anche in quest’ultima edizione ci sono delle novità. In primis aumentano gli indicatori che passano da 146 a 158 (60 di esito/processo, 69 volumi di attività e 29 indicatori di ospedalizzazione) con un incremento particolare nell’area ortopedica, pediatrica e angiologica e si rafforzano gli strumenti di audit per la verifica dei dati, ma la novità più grande di quest’anno è sicuramente la valutazione sintetica di tutte le strutture sanitarie italiane per aree cliniche.

Il Treemap. Arrivano le valutazioni per struttura secondo 7 aree cliniche principali. La più grande novità di quest’anno è che ogni struttura può essere valutata sia sulla base dei risultati ottenuti per ciascuno degli indicatori del PNE come nelle precedenti edizioni, sia sulla base di un’analisi sintetica per area clinica. Quest’inedita sezione del sito, cosiddetta Treemap, è in grado di fornire all’utente un quadro sintetico di ogni singolo ospedale italiano, valutato in base agli indicatori maggiormente rappresentativi di 7 aree cliniche principali: cardiocircolatorio, nervoso, respiratorio, chirurgia generale, chirurgia oncologica, gravidanza e parto, osteomuscolare (Vedi approfondimento e primi risultati della valutazione Treemap). Tra le Regioni con più strutture (tra il 30 e il 50%) che riportano livello di qualità elevato c’è la Lombardia, la Valle d’Aosta, la Pa di Bolzano e il Friuli Venezia Giulia. Poi Toscana, Pa Trento e Sicilia che hanno tra il 15 e il 30% di strutture di livello di qualità. La media italiana è del 14,7%. Al contrario tra le Regioni con più strutture di bassa qualità troviamo Campania, Abruzzo e Molise. In generale a parte la Sicilia sono tutte le Regioni meridionali ad avere strutture con percentuali di livello basse. 

Tra le innovazioni di quest’anno ci sarà anche la possibilità di scaricare l’APP (Applicazione) del PNE sul proprio smartphone e tablet, che ne favorirà la consultazione e lo renderà ancora più accessibile al cittadino e al professionista sanitario. Infine, torna il corso ECM-PNE di formazione a distanza.

Frattura del femore: il 55% viene operato entro le 48 ore. Nel 2015 +5%. Vicino lo standard del 60%. Garantire un intervento chirurgico tempestivo entro due giorni per la frattura del collo del femore ai soggetti fragili sopra i 65 anni costituisce un evidente beneficio di salute. Inoltre l’intervento chirurgico tempestivo entro due giorni per la frattura del collo del femore rappresenta anche un vantaggio in termini di risorse impiegate. Negli ultimi 5 anni sono circa 80.000 i pazienti che hanno beneficiato di  un intervento tempestivo, di cui 28.000 nell’ultimo anno. Sono state più di 670.000 le giornate di degenza risparmiate, di cui 200.000 nel 2015. La proporzione di interventi entro i due giorni che nel 2010 si attestava al 31%, nel 2015 è passata al 55%, crescendo del 5% anche rispetto al 2014. Per questo indicatore il regolamento del Ministero della Salute sugli standard quantitativi e qualitativi dell’assistenza ospedaliera ha fissato, come valore di riferimento, lo standard minimo al 60%. A livello intra e interregionale si osserva una notevole variabilità, con valori per struttura ospedaliera che vanno da un minimo dell’1% ad un massimo del 97%. In ogni regione è presente almeno una struttura che rispetta lo standard, fatta eccezione per Campania, Molise e Calabria.

Cesarei. Sono in calo ma ancora differenza Nord-Sud. Campania sempre fanalino di coda. In tema di nascite, il medesimo regolamento del Ministero della Salute fissa al 25% la quota massima di cesarei primari per le maternità con più di 1000 parti annui e 15% per le maternità con meno di 1000 parti annui. È noto, infatti, come il ricorso al parto cesareo rispetto a quello naturale comporta maggiori rischi per la donna e per il bambino ed è richiesto solo in caso di indicazioni cliniche specifiche. I dati di questo anno ci indicano che la proporzione di parti cesarei primari continua a scendere progressivamente dal 29% del 2010 al 25% del 2015. Negli ultimi 5 anni sono circa 45.000 le donne alle quali è stato risparmiato un taglio cesareo primario, di cui 12.000 nel 2015.

Rimangono ancora significative le differenze tra le regioni del nord Italia e le regioni del sud, con valori medi rispettivamente inferiori e superiori al 20% e che, nel caso della Campania sono stabili al 50%. Fa eccezione la Liguria, con risultati analoghi a quelli delle regioni del Sud.

Infarto del miocardio. Calano le morti a 30 giorni dal ricovero. Per quanto riguarda, poi, la mortalità a 30 giorni dal ricovero per infarto acuto del miocardio, i risultati del 2015 evidenziano una diminuzione che continua, dal 10,4% del 2010 al 9,0% del 2015. Risulta bassa la variabilità interregionale e discreta quella intra regionale, con valori che variano da un minimo dell’1,3% ad un massimo del 25%.

Scendono le ospedalizzazioni. Passando all’analisi degli indicatori di ospedalizzazione, utile anche come elemento di valutazione indiretta della qualità delle cure territoriali, il PNE individua le Aziende Sanitarie in cui viene effettuato un numero elevato di ospedalizzazioni potenzialmente evitabili in caso di una corretta presa in carico del paziente a livello territoriale.

Nello specifico, grazie a questi indicatori, si rileva che nel 2015 il numero di ricoveri di alcune tipologie a rischio di inappropriatezza risulta diminuito.
In dettaglio, il tasso di ospedalizzazione per broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) si è ridotto progressivamente dal 2.5% nel 2010 al 2.1% nel 2015. Si stima che nel 2015 siano circa 16.000 i pazienti a cui è stata risparmiata una ospedalizzazione potenzialmente evitabile.

Altro dato: un elevato tasso di ospedalizzazione per tonsillectomia, ad esempio, evidenzia la possibile presenza di un numero elevato di casi trattati chirurgicamente senza una chiara indicazione all’intervento chirurgico. Nel 2015 il tasso di ospedalizzazione per questo tipo di intervento è diminuito passando dal 2.8% del 2010 al 2.3%. Ciò significa che sono stati evitati circa 5.300 interventi  ad alto rischio di inappropriatezza con un’elevata variabilità intra e interregionale.

Diminuite anche le ospedalizzazioni per un altro intervento chirurgico ad elevato rischio di inappropriatezza: l’appendicectomia. Il tasso di ospedalizzazione per questo intervento in modalità laparotomica è diminuito progressivamente nel tempo, passando dal 1,25‰ del 2010 allo 0,73‰ del 2015, a fronte di un aumento dei ricoveri per appendicectomia laparoscopica che è passata dal 0,49‰  al 0,63‰. L’offerta di intervento di appendicectomia laparoscopica, è molto più alta nelle regioni del nord rispetto alle regioni del sud.

Volumi ed esiti. Il PNE dedica, inoltre, nelle sue analisi, un particolare approfondimento alla correlazione tra volumi di attività ed esito delle cure.
I volumi di attività rappresentano una delle caratteristiche misurabili di processo che possono avere un rilevante impatto sull’efficacia degli interventi e sull’esito delle cure.

L’associazione tra volume ed esiti, dimostrata in letteratura e dalle evidenze scientifiche, è confermata anche dalla analisi dei dati nazionali analizzati dal PNE. E l’analisi mostra come il lavoro da fare è ancora molto.

Tumore mammella. Solo il 27% delle strutture presenta volumi di attività superiore allo standard. Entrando nel dettaglio delle diverse attività analizzate, per ciò che riguarda le Breast Unit, le linee guida internazionali identificano standard di qualità che per quanto riguarda gli interventi chirurgici, individuano una soglia minima di 150 interventi chirurgici annui per tumore della mammella, soglia che è stata definita anche nel regolamento del Ministero della Salute sugli standard quantitativi e qualitativi dell’assistenza ospedaliera. Nel 2015, in Italia, delle 449 strutture ospedaliere che eseguono più di 10 interventi chirurgici per il TM della mammella, solo 123 (27%) presentano volumi di attività superiore a 150 interventi annui.

Tumore stomaco: Solo una struttura su 3 fa più di 20 interventi l’anno. Passando, poi, al TM dello stomaco, 309 strutture ospedaliere eseguono più di 5 interventi chirurgici; tra queste, solo 91 strutture (29%) presentano un volume di attività superiore a 20 interventi annui.

Tumore polmone: il 25% degli ospedali che eseguono intervento presentano un volume di attività superiore a 100 interventi annui. Sempre nel 2015, 147 strutture ospedaliere in Italia eseguono più di 5 interventi chirurgici per TM del polmone; tra queste, solo 37 strutture (25%) presentano un volume di attività superiore a 100 interventi annui.

Punti nascita. Uno su 4 non rispetta lo standard di 500 parti l’anno. Ma rispetto a 5 anni fa molti progressi. In tema di volumi di parti ed esiti di salute materno-infantile, le evidenze scientifiche evidenziano un’associazione tra bassi volumi ed esiti sfavorevoli. Il regolamento del Ministero della Salute sugli standard quantitativi e qualitativi dell’assistenza ospedaliera rimanda all’accordo Stato Regioni che, già nel 2010, prevedeva la chiusura delle maternità con meno di 500 parti.

Escludendo le strutture con meno di 10 parti annui, nel 2015 in Italia le strutture ospedaliere con meno di 500 parti annui sono 118 (24%), in diminuzione rispetto al 2010 (155 maternità con meno di 500 parti annui).

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